oggi ho cent’anni e lascio
quel poco imbevuto di consolazioni
ancoraggi di fede, arrembaggi mancati
cent’anni mai sola – ma isola sempre
salvata una volta da Ziggy Stardust
e da galassie senza giudizio
a cent’anni entro nel bosco
finalmente più padre che madre
nulla da creare, nessuno che possa
fecondarmi
invece ho un seme – il mio! -
che germoglia e si fa figlio:
respiro e passi
chiamo acqua le gioie
terra le braccia e i piedi
fuoco le dita che mi guarirono
aria il presente
poco prima di andare ringrazio
il corpo-depuratore:
“Per le droghe assimilate senza tante storie, grazie.
Per aver pazientemente sopportato le medicine
la carne avvelenata e le mele marce
le polveri sottili, le feste comandate
le lezioni di diritto commerciale, le discussioni nei blog letterari
le interminabili ore di lavoro, le mie poesie
grazie”.
Oggi ho cent’anni e potrei dire
che tutto è compiuto, invece
chiedo un secolo e un altro ancora
per tornare nella casa delle storie
nel mio piccolo purgatorio personale
e cancellare con cura ogni segno
dare aria alle stanze.
(sc, inedito 2013)




